Piero Giovecchi nasce a Fratta Polisine nel 1913, frequenta la scuola delle belle arti a Venezia dove svolge parte della sua attività artistica che continuerà poi a Treviso e Mogliano dove muore nel 1989.

Piero Giovecchi è il pittore veneziano che ritrae dal vivo gli effetti paesaggistici più palpitanti d’arte e di storia, fissandoli, con incomparabile armonia di colori, sulla tela.La sua emergente personalità si estrinseca nelle opere dalle quali spicca la sua profonda spiritualità; la sua concezione d’insieme si snoda secondo una visione personale ed autonoma, con un cromatismo caratteristico che rimanda alla tradizione Veneta.

Nel suo operare prevale la luce, una pittura guizzante nei contrasti di chiaroscuro spesso violenti che dominano i disegni, ma allo stesso tempo ricchi di riflessi e trasparenze che donano armonia pittorica all’insieme. Quello che l’autore ha sempre sentito è dipingere un equilibrio di volumi, proiettare lo spazio cogliendo l’anima delle cose e lasciandola ferma nel tempo regalandoci sensazioni nostalgiche uniche, ricordi che grazie a lui rifioriscono nel cuore di chi ha il piacere di osservare le sue opere.

Le interpretazioni su Venezia, accompagnano la vibrante personalità dell’artista, ovunque egli si attardi a ritrarre i luoghi più ameni della terra veneta. Lo abbiamo notato in Treviso: sulle sponde del Cagnan, alla vetusta ruota del molino, oppure sulle rive del Sile, o agli angoli più suggestivi della vecchia città, a dipingere, con il tratto sicuro della mano maestra, i caratteristici palazzi dalle armoniose trifore e dai barbacani di incomparabile suggestione.

Le opere in questo sito provengono tutte da una collezione privata.

La mostra a Mogliano Veneto è solo l’inizio di un tour itinerante che vuole portare le opere nei luoghi tanto cari al pittore e all’estero.

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“Le Venezia di Giovecchi, spogliate da quel sentimento di affetto che s’accompagna quasi sempre ad una facile compiacenza estetica, si dimensionano “sostanzialmente” nella solidalità del cvolore trattato con piglio estremamente sicuro e “formalmente” nella felice costruzione dell’impaginazione che concede piuttosto al sapore della materia che al giovo dell’effetto.
I risultati, allora, si impongono sul piano dei valori positivi ed allineano Giovecchi, tra i lirici più veri e genuini di una poesia veneziana che è ancora negli interessi di molti artisti”
G. Gigli , Minosse
“Ciò che Giovecchi veramente sente è la pittura nella sua intrinsecità artistica, nelle sue dimensioni, nei suoi chiaroscuri, all’equilibrio dei volumi e nelle proiezioni di spazio.
Egli è riuscito a cogliere l’anima delle cose, a sprofondarsi in una essenza del passato, fermandone i crismi imperituri in sillogi di purezza, di contenuto e di forma… possiamo parlare di Giovecchi solamente osservando le sue opere, perché, appuntoda esse scaturisce la validità intima e l’espressione felice dell’artista”
O. Ribelli, Scena illustrata – Roma
“La cosiddetta pittura lagunare moderna e quella contemporanea rimangono al di fuori dell’assunto del Giovecchi il quale, sempre nella suggestione del Guardi, si è tenuto in disparte dai “chiaristi” di ogni gruppo o individualità, arrivando ugualmente ad una espressione d’arte dei nostri giorni”
F. Castellani,

 
 

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